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Il colesterolo: la sintesi, l’LDL, la formula di Friedewald, gli indici di rischio, e la terapia dell’ipercolesterolemia

La sintesi del colesterolo si svolge soprattutto a livello epatico.

Un errore comune è credere che tutto il colesterolo provenga dai cibi.
In realtà al massimo solo il 20% del colesterolo proviene dall’alimentazione, mentre l’80% è di origine endogena cioè prodotto dall’organismo.
La produzione è circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta solo 200-500 mg.
Una parte del colesterolo in eccesso viene eliminata dal fegato con la bile, cosicché la percentuale esogena, cioè proveniente dall’alimentazione, è normalmente al massimo del 20%. Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente è del 10%.
In condizioni di digiuno, il colesterolo presente nel sangue è per la maggior parte quello trasportato dalle LDL, per cui il dosaggio del colesterolo plasmatico totale è un indice, anche se approssimativo, del colesterolo LDL.

Il colesterolo LDL è ricavato da altri valori con la formula di Friedewald:
LDL = colesterolo totale – (HDL + 1/5 trigliceridi)

Per ipercolesterolemia si intende un eccesso di colesterolo nel sangue; più precisamente ci si riferisce ad un aumento del colesterolo trasportato dalle lipoproteine di bassa densità (LDL), chiamato “colesterolo cattivo”.

INDICE di RISCHIO legato al fattore colesterolemia
Per una valutazione migliore della situazione di rischio legato al colesterolo, si considera l’indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo buono HDL
Tale indice per un soggetto sano deve essere inferiore a 5 per l’uomo e a 4,5 per la donna.
Il valore del colesterolo totale ha scarsa rilevanza, ciò che conta è l’indice di rischio.
INDICE di RISCHIO CARDIOVASCOLARE GLOBALE (RCVG) Per rischio globale si intende l’insieme dei fattori di rischio presenti in un determinato individuo
Nella valutazione del rischio cardiovascolare contano anche altri fattori di rischio come il fumo, l’ipertensione, la sedentarietà, l’obesità.
Si stanno valutando anche altri indicatori come la proteina C reattiva.

Terapia dell’ipercolesterolemia
E’ impossibile parlare di valori “normali” di colesterolo.
Si preferisce invece parlare di valori ottimali di colesterolo in rapporto al “rischio globale” del singolo soggetto.
Secondo le attuali linee guida internazionali (ATP III, Adult Treatment Panel):
I valori ideali di colesterolemia in un soggetto senza fattori di rischio cardiovascolare o con un solo fattore corrispondono a 160 mg/dl di LDL o meno
I valori ideali in un soggetto con più di 1 fattore di rischio sono di 130 mg/dl di LDL o meno
I valori ottimali per un soggetto con cardiopatia ischemica o diabete sono 100 mg/dl di LDL o meno.
I soggetti che hanno un rischio del 20% o superiore sono considerati equivalenti ai soggetti con cardiopatia ischemica, per i quali è consigliata una colesterolemia di 100 mg/dl di LDL o meno e preferibilmente di 70 mg/dl o meno.
I diabetici, gli arteropatici, con o senza eventi pregressi hanno un indice di rischio >20% in dieci anni

Terapia dell’ipercolesterolemia: dieta

  • L’approccio terapeutico attraverso la dieta

A. Limitare la componente lipidica
I principali componenti della dieta che innalzano i livelli plasmatici delle LDL sono gli acidi grassi saturi, gli acidi grassi trans-monoinsaturi e, in minor misura, il colesterolo.
I componenti lipidici che abbassano le LDL comprendono gli acidi grassi polinsaturi e, in minor grado, le fibre e le proteine della soia.
Per ogni 100 mg di colesterolo dietetico giornaliero si verifica un aumento medio di 2,2 mg/dl della colesterolemia
B. Modificare il tipo di alimentazione
L’alimentazione può infatti influire, in parte sulla produzione di colesterolo endogeno.

L’assorbimento dei lipidi è anche modulato dalla quantità di fibre.
Esistono diverse soluzioni che passano attraverso l’impiego regolare di nutrienti, cioè di sostanze naturali definite INTEGRATORI o NUTRACEUTICI in grado, se assunte da sole o come alimenti integrati, di modulare la concentrazione ematica di colesterolo.

Si possono usare sostanze naturali in grado soprattutto di: modulare l’assorbimento delle diverse componenti lipidiche ingerite con la alimentazione (acidi grassi polinsaturi, fitosteroli, fibre, soia), meccanismo che influisce soprattutto sul metabolismo ESOGENO;

 inibire la sintesi epatica endogena soprattutto della componente lipidica legata al colesterolo e in grado di aumentare la ricaptazione in modo diretto o indiretto di tale componente dal torrente ematico (policosanoli, lievito rosso, berberina), meccanismo che influisce soprattutto sul metabolismo ENDOGENO.

I fitosteroli sono molecole di natura sterolica presenti nelle piante
Nell’alimentazione si trovano in particolar modo negli oli vegetali, nella frutta secca e in alcuni semi e legumi.
Effetti dimostrati:
Diminuiscono l’assorbimento di colesterolo a livello intestinale.
Sono in grado di abbassare il colesterolo circolante (di circa il 10%) in soggetti che seguono una dieta ad alto tenore di colesterolo.
I Policosanoli
Miscela di alcoli primari alifatici saturi, a lunga catena, che si trovano allo stato naturale nella cera della canna da zucchero nella cera d’api, nella crusca di riso e in altri vegetali. L’alcol più abbondante è l’1-octacosanolo.
Il policosanolo riduce la biosintesi del colesterolo, mediante inibizione della sintesi dell’enzima 3-idrossi-3-metilglutaril CoA (HMG-CoA) riduttasi.
Il lievito rosso
E’ il prodotto della fermentazione del riso per opera del micete Monascus purpureus.
Il Monascus purpureus produce diverse sostanze tra cui un pigmento rosso, sostanze batteriostatiche, steroli, acidi grassi mono- e poli-insaturi e le monacoline (0.2%), sostanze che correggono i lipidi ematici
Il Monascus purpureus è capace di produrre elevate concentrazioni della statina naturale monacolina K.
Le monacoline competono strutturalmente a livello della HMGCoA riduttasi con il HMGCoA, precursore del mevalonato, riducendo il colesterolo ematico.
La berberina
La berberina è un alcaloide isolato dalle radici e dalla corteccia di numerose piante da tempo usate a scopo medicinale, soprattutto nella medicina cinese.
Attività ipotrigliceridemizzante: riduce i livelli plasmatici di trigliceridi attraverso la fosforilazione dell’ AMPK e dell’ Acetil Coenzima A carbossilasi
Attività ipoglicidemizzante: aumenta il consumo basale di glucosio e la sensibilità all’ insulina; riduce le dimensioni degli adipociti, la massa grassa e il peso corporeo

Conclusioni
E’ possibile modificare in misura importante il rischio legato alla colesterolemia, in aggiunta al contributo ottenuto con la dieta, agendo soprattutto sul meccanismo di produzione endogena del colesterolo.

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